15. aprile 2026

Decima conferenza sul diritto di polizia: gli interrogatori nel quadro del perseguimento penale

Il 13 marzo si è tenuta la decima conferenza sul diritto di polizia, organizzata dall’Università di Berna, dall’Istituto Svizzero di Polizia, dalla Polizia cantonale Berna e dalla rete «Cost Action Implemendez». L’evento è stata l’occasione per presentare «Méndez», il metodo per gli interrogatori che, per ottenere informazioni affidabili, privilegia un approccio relazionale non violento.

Per la decima edizione della conferenza sul diritto di polizia, l’Università di Berna ha fatto il tutto esaurito con più di 200 partecipanti dal mondo della polizia, dal settore accademico e da quello della sicurezza. Per le presentazioni, ci si è rivolti a persone della Svizzera romanda, della Svizzera tedesca e a profili internazionali, che hanno dettagliato lo sviluppo del metodo e la sua concreta applicazione all’interno dei corpi di polizia.

Nascita del metodo

I principi Méndez nascono dalla seguente constatazione: l’assenza di un metodo strutturato per gli interrogatori e il ricorso alla coercizione per ottenere confessioni non sono solo eticamente discutibili, ma portano anche a molteplici errori giudiziari. L’osservazione dei metodi coercitivi a livello mondiale ha portato Juan E. Méndez, ex relatore speciale sulla tortura delle Nazioni Unite, a creare nel 2016 un comitato incaricato di elaborare norme internazionali in questo ambito. L’obiettivo di queste norme è di garantire l’integrità fisica e morale delle persone interrogate, siano esse testimoni, vittime o persone sospette. Il progetto è terminato nel 2021 con la creazione dei «Principi sull’intervista efficace per indagini e per raccolta di informazioni», detti principi Méndez.

La relazione di fiducia come elemento centrale

«Se vi venisse chiesto di confessare il vostro più grande segreto allo sconosciuto che siede alla vostra destra, lo fareste?». 

È così che Richard Kempshall, ispettore alla Metropolitan Police inglese, ha sottolineato l’importanza di creare il quadro più confortevole possibile per la persona interrogata. «Nessun membro delle forze di polizia deve diventare il “cattivo” o peggiorare la situazione. Sia per motivi etici, sia per il bene dell’indagine, poiché un imputato malmenato dalla polizia si opporrà a ogni collaborazione futura.» 

È necessario prestare attenzione anche all’interrogatorio in sé, poiché l’ambiente carcerario ricorda costantemente le disuguaglianze di potere tra la persona che interroga e quella interrogata. Per cercare di ridurre questo squilibrio, rendere l’ambiente più accogliente, organizzando l’interrogatorio attorno a un tavolino con delle bevande, contribuisce già a stabilire un dialogo più egualitario. «La verità non può essere estratta dall’individuo, ma deve essere costruita con lui», ha concluso Richard Kempshall.

Un metodo scientifico 

Tuttavia, stabilire un rapporto di fiducia con la persona interrogata non basta. Gli agenti di polizia hanno bisogno di una formazione continua sui metodi di interrogatorio. «Una delle sfide più grandi è mettere in pratica la scienza», ha sostenuto Lennart May, della Medical School Berlin

Un interrogatorio infatti non si può improvvisare. «Bisogna farsi un elenco delle informazioni da raccogliere, in modo da poter riorientare il colloquio quando è necessario. È meglio lasciare che la persona interrogata racconti la sua storia, guidandola al massimo con domande aperte e non fuorvianti per ottenere il massimo delle informazioni», ha sottolineato Julie Courvoisier della Polizia di Neuchâtel. Al termine dell’interrogatorio, la persona che lo ha condotto effettua anche una fase di autovalutazione critica, in un’ottica di miglioramento continuo. In particolare, questa fase viene eseguita riguardando l’interrogatorio condotto, se registrato. 

L’importanza della formazione continua

Infine, per rimanere all’avanguardia nelle tecniche di interrogatorio, i principi Méndez raccomandano che gli agenti di polizia seguano formazioni continue durante la loro carriera. In quest’ottica, l’ISP ha presentato la sua offerta volta a fornire ai membri delle forze di polizia strumenti efficaci per facilitare il progresso delle indagini, salvaguardando al contempo il benessere delle persone interrogate. 


Ecco qualche esempio in francese e in tedesco:

  • Lutte contre la traite d’êtres humains – Cours de base : aborde l’audition des victimes de la traite d’êtres humains
  • Gestion des menaces : aborde l’entretien avec les auteur·e·s et les victimes de menaces (outils pour évaluer, désamorcer et cadrer)
  • Audition des victimes mineures d’abus et de violences sexuels – Cours de base (protocole NICHD)
  • Audition des victimes et/ou témoins mineur·e·s – Séminaire de perfectionnement

 

  • Das Opfer im polizeilichen Ermittlungsverfahren: «praktische Vorbereitung und Durchführung von Einvernahmen und deren Protokollierung (mit Schauspielern/-innen als Opfern)»
  • Ermittlung Eigentumsdelikte – Grundkurs: «die häufigsten Fehlerquellen/Stolperfallen bei der Vorbereitung und Durchführung von Einvernahmen zu erkennen»
  • Bekämpfung von Menschenhandel – Fortbildungskurs: «Opfereinvernahmen: fachspezifische Besonderheiten, polizeiliche und staatsanwaltschaftliche Fallbeispiele»
  • (Fachkurs Kindesbefragung gem. Art. 154 StPO: «Schulung in der Anwendung des Befragungstools für die Einvernahme von Kindern gem. Art. 154 StPO (BEK)»)

Per maggiori informazioni, consultare l’offerta dei corsi ISP sulla PNFP.

Michela  Abele
Abele Michela Collaboratore scientifico Coordinamento della ricerca e gestione delle conoscenze

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