27. marzo 2026

Conferenza ISP 2026 su polizia, sicurezza e radicalizzazione

La radicalizzazione e l’estremismo, fenomeni complessi, interessano sia gli individui, sia le organizzazioni. Per approfondire queste tematiche di attualità, il 26 marzo l’ISP ha riunito a Berna esperti della polizia e del mondo accademico in occasione della sua conferenza annuale.

Radicalizzazione e approcci preventivi

Dopo aver approfondito la tematica delle traiettorie e delle carriere di polizia nell’ultima conferenza online del 2024, l’ISP ha deciso di dedicare la conferenza del 2026 alla radicalizzazione. Il tema selezionato si accorda perfettamente con il progetto «Enseignements du Réseau (inter)national de sécurité en matière de prévention de la radicalisation et de l’extrémisme au sein de la police en Suisse» (in italiano: «Insegnamenti della Rete integrata Svizzera (e internazionale) per la sicurezza in materia di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo in seno alla polizia in Svizzera»), condotto dall’ISP in collaborazione con la Polizia cantonale di Basilea Città e la Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (ZHAW). Il progetto mira ad analizzare i fenomeni complessi legati alla sicurezza e alla radicalizzazione, prendendo in considerazione il periodo tra aprile 2025 e marzo 2026. 
Grazie alla direzione indicata dagli esperti, la giornata ha permesso un’analisi approfondita delle molteplici sfide legate alla radicalizzazione. 

Studio longitudinale sull’evoluzione dei pregiudizi

La presentazione di Dirk Baier (ZHAW) «Pregiudizi, cospirazionismo e soddisfazione rispetto alla democrazia in una coorte di agenti di polizia in formazione: risultati di uno studio nazionale svizzero» si è concentrata sullo studio longitudinale della ZHAW, volto a comparare le attitudini dei futuri agenti all’inizio della loro formazione con i loro punti di vista al momento dell’ingresso nella professione. È stata sottolineata una potenziale corrispondenza tra i cambiamenti attitudinali e alcuni episodi di radicalizzazione interni alla polizia. Il criterio principale d’intolleranza (xenofobia, omofobia, ecc.) affonderebbe le sue radici soprattutto in una mentalità cospirazionista, a volte presente sin dall’inizio della formazione. Tuttavia, il confronto con la pratica non spiega tutto: la polizia non ha a che fare più spesso con persone specificatamente omosessuali, ad esempio. Ecco perché è importante non sopravvalutare questa variabile e continuare a studiare il fenomeno conclude Dirk Baier.

Progetti del PAN per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento

Le presentazioni successive hanno messo in luce due studi consecutivi, realizzati nel contesto del Piano d’azione nazionale (PAN) per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento.

Progetto PAN 1

La prima presentazione legata al PAN, tenuta da Jonas Hagmann (FHNW) e Silvia Staubli (Università di San Gallo), ha illustrato un progetto di ricerca dell’anno scorso che ha coinvolto la Polizia cantonale di Basilea Città per analizzare la questione della radicalizzazione e dell’estremismo all’interno delle organizzazioni di polizia svizzere, un fenomeno ancora poco conosciuto. Questo studio, che si inserisce in un contesto in cui era già stato identificato un gruppo estremista all’interno di un’organizzazione di polizia tedesca e un gruppo svizzero si era già schierato contro le misure introdotte a seguito della pandemia di COVID-19, mirava a comprendere meglio le forme di radicalizzazione ancora poco conosciute in Svizzera e a sviluppare strumenti preventivi adeguati.

La ricerca, che si è basata sull’analisi della copertura mediatica e delle interviste di esperti, nonché sulla cooperazione con 15 corpi di polizia, ha messo in luce diversi fattori di rischio: il confronto con la pratica, le condizioni di lavoro difficili, segnate dalla mancanza di personale, e una cultura di polizia caratterizzata da un forte spirito di coesione all’interno del corpo di polizia, dalla pressione esercitata dal gruppo e da una debole cultura dell’errore. La presentazione ha incluso anche i risultati di un sondaggio, realizzato dopo la conclusione del progetto, volto a valutare l’impatto concreto dello studio sui corpi di polizia coinvolti.

Progetto PAN 2  

La seconda presentazione legata al PAN, esposta da Signe Ghelfi ed Elisa Gaia (Istituto Svizzero di Polizia), è stata dedicata all’identificazione e alla prevenzione della radicalizzazione all’interno delle organizzazioni svizzere operanti nel settore della sicurezza e delle polizie straniere. La problematica è stata illustrata inserendola nel contesto mondiale meno stabile, che costituisce una minaccia per la sicurezza in Svizzera (terrorismo di matrice religiosa, disinformazione, radicalizzazione politica). Lo studio, che si basa su interviste con esperti di organizzazioni svizzere e tedesche operanti nel settore della sicurezza, nonché su un sondaggio condotto in sette Paesi dell’Association of European Police Colleges, ha rivelato che Svizzera e Germania affrontano sfide simili.

Lo studio indica inoltre che, sebbene la nozione di radicalizzazione sia spesso ancora associata al terrorismo religioso, il principale rischio di polarizzazione per i membri delle organizzazioni operanti nel settore della sicurezza è quello di estrema destra. Inoltre, secondo quanto evinto, risulta più difficile identificare la radicalizzazione di un collega agente rispetto a quella di un civile, una tendenza che si aggrava ancor più a causa della paura di rappresaglie alle segnalazioni interne, per quanto siano previsti canali appositi. 

Tra le organizzazioni svizzere, l’Esercito è la più proattiva: propone formazioni per i quadri, per i quali dispone anche di direttive, e prevede valutazioni psicologiche prima dell’assunzione. Infine, lo studio raccomanda di passare da una logica preventiva («evitare la radicalizzazione») a una costruttiva («consolidare la resilienza democratica») aprendo spazi di dibattito e sostituendo la cultura dell’errore con una cultura della risoluzione dei problemi.

Fattori di influenza legati alla radicalizzazione  

Le altre presentazioni della giornata hanno illustrato i fattori di influenza determinanti per la radicalizzazione all’interno delle organizzazioni. L’esperto di sicurezza André Duvillard ha messo in luce gli elementi che compongono la radicalizzazione in un corpo di polizia. Il progetto di ricerca «Ready», presentato da Franziska Hofer (HF Partners) e Kristina Koch (Risiko-Dialog), esamina invece le minacce interne tramite un approccio partecipativo che rimette in questione i modelli esplicativi e i pregiudizi dei sistemi di sicurezza, in particolare degli aeroporti. Hubert Annen (Accademia militare) ha invece descritto le esercitazioni organizzate dall’Esercito per rafforzare la capacità di riflessione e la gestione delle emozioni nei quadri, contribuendo così a una cultura istituzionale meno vulnerabile ai discorsi estremisti.

Infine, Daniel Stein (Polizia comunale di Zurigo) ha affrontato la questione della profilazione razziale presso il suo corpo di polizia, dove un’apposita app permette di registrare i controlli per limitare le pratiche discriminatorie ed è prevista una formazione specifica su questo fenomeno. Nel loro insieme, tutte le presentazioni hanno sottolineato che la prevenzione della radicalizzazione non poggia unicamente sull’identificazione degli individui interessati, ma anche sulla trasformazione delle organizzazioni stesse. Infatti, rafforzando la resilienza individuale, mettendo in discussione le pratiche sistemiche e migliorando la trasparenza delle procedure, le organizzazioni operanti nel settore della sicurezza possono ridurre i fattori contestuali che spingono verso l’estremismo.

Ampio spazio per lo scambio di opinioni 

Al termine della giornata, una tavola rotonda ha permesso al pubblico e agli oratori uno scambio di opinioni su diverse domande sorte durante la conferenza: a quali livelli è necessario introdurre misure? Come conciliare la necessità di punire gli illeciti e la creazione di una cultura che non si basi sulla punizione e sulla recriminazione? Quali sono le misure principali per contrastare la radicalizzazione all’interno del mondo della polizia? Quale ruolo potrebbe avere la scienza relativamente alla radicalizzazione della polizia? Quali sono i punti di disaccordo tra gli esperti della pratica professionale? Quali le zone d’ombra che dovrebbero essere chiarite?
Ed è con questi confronti ricchi di stimoli che questa giornata dedicata al dialogo, coronata da un grande successo, si è conclusa.

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Lehmann Fritz
Fritz Lehmann Direttore ad interim
Ghelfi Signe Maria
Signe Maria Ghelfi Capo dipartimento Coordinamento della ricerca e gestione delle conoscenze Membro della direzione

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